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🏞️Descrizione 👣 Percorso

Dal piazzale si segue la ciclopedonale lungo il lago fino alla chiusa, poi si svolta a sinistra passando la fontana della Boeca. Attraversata la strada per Pianezze, si prosegue fino al Ponte della Guagnola e lungo il Canale Nuovo fino al Ponte delle Palanche, deviando per le Grancare. Si sale a Contrà Colombara (oratorio dei Gobbati) e si ridiscende al Canton. Dalla fontana dei Palù si raggiunge la Chiesa Vecchia, poi in discesa verso Pianesse Alto e i “cadini”, attraversando lo scaranto dei Corio fino alla sorgente. Si imbocca quindi la ripida strada del Praiolo (boschi dei Masaréi), si attraversa lo scaranto del Trentin e si sale verso contrà Mattiello fino al Centro CRAS, dove è prevista la sosta. Il ritorno ad anello passa per Contrà Basili e la strada dei Boschi fino al capitello delle Bastie, poi scende lungo la ripida strada della Ratta. Tra scorci sul lago e tracce storiche dei carri, il percorso rientra alla Priara e al punto di partenza.

 
Distanza  : 15 km
Dislivello : 340 mt ↑↓
Durata : 4 h e 30'
Difficoltà : E=Escursionistico
Trasporto : Mezzi propri
Merenda : Al sacco

 

Nota Ambientale

Il lago di Fimon

Il lago di Fimon è uno specchio d'acqua di modeste dimensioni (0,68  km2) e poco profondo (in media 2 m) che si trova nel comune di Arcugnano (provincia di Vicenza), tra le frazioni di Pianezze e Lapio. È l'unico lago di dimensioni significative dell'intera provincia. I dintorni del lago sono anche un sito archeologico, la cui importanza fu riconosciuta già nel XIX secolo dal naturalista vicentino Paolo Lioy.

Etimologia

Fimon deriva da flumonis, letteralmente fiumone, grande fiume, così come la visione dalle alture circostanti evocava l'antica forma allungata del lago che copriva gran parte delle valli di Fimon almeno fino alla prima metà del Quattrocento.

Storia

Il lago ha avuto origine dalla formazione di uno sbarramento alluvionale, prodotto dai fiumi Brenta, Astico e Bacchiglione ai margini dei Berici; in questa depressione si è andata via via accumulando l'acqua proveniente da tutti i torrenti dei colli. Dalle analisi condotte dai ricercatori del CNR sembra che abbia circa 35.000 anni, il più antico del nord Italia, molto più vecchio del Lago di Garda e ”battuto” solo dai laghi vulcanici del centro Italia. L'interesse archeologico della zona di Fimon è dovuto al ritrovamento di resti di insediamenti risalenti ad almeno due epoche differenti: uno al neolitico ed uno all'età del bronzo.[1][2]

Archeologia

L'interesse archeologico della zona di Fimon è dovuto al ritrovamento di resti di insediamenti risalenti ad almeno due epoche differenti: uno al neolitico ed uno all'età del bronzo. Pioniere nell'analisi e nella catalogazione dei resti archeologici provenienti dalla zona fu il naturalista vicentino Paolo Lioy.

Resti risalenti al neolitico

I resti risalenti al neolitico presumibilmente si possono ricondurre alla fase antica della cultura dei vasi a bocca quadrata. Le datazioni al radiocarbonio dei resti li collocano alla prima metà del IV millennio a.C. Il ritrovamento principale è costituito dai resti di capanne con focolare che riposa su strutture orizzontali di pali incrociati. Sono stati ritrovati focolari costituiti di blocchi di calcare ricoperti d'argilla e limo, di forma quadrata o circolare. Nei pressi di tali strutture sono stati rinvenuti pali piantati verticalmente, che in un primo tempo avevano fatto pensare ad un abitato palafitticolo. I legni utilizzati sono abbondanti nella zona vicina al lago; principalmente ontano, frassino, faggio e acero. Si suppone che la scelta, preponderante, dell'ontano fosse dovuta alla sua maggiore resistenza in ambienti umidi. La parte aerea delle capanne non è stata rinvenuta, fatta eccezione per qualche pezzo d'intonaco lisciato da un lato e recante impronte di rami d'albero dall'altro. Si può supporre che le piante delle capanne fossero rettangolari. Nei pressi dell'insediamento sono stati rinvenute conchiglie, ossa d'animali (tra cui mammiferi, pesci e tartarughe) semi carbonizzate, strumenti di pietra e d'osso, cocci e qualche sparuto oggetto ornamentale.

La sepoltura

Nel luogo giaceva sepolto un ragazzo di dieci - dodici anni, assieme a ceramica del tipo di quella ritrovata all'interno dell'insediamento. La datazione al carbonio 14 tuttavia sembra indicare per i resti del fanciullo un'età maggiore di quella delle capanne, essendo queste di circa 200 anni più recenti.

L'industria litica

Gli strumenti di selce a scheggiatura laminare, principalmente di dimensioni grandi, sono stati ritrovati in quantità: grattatoi, punte foliate, bulini, perforatori, lame ritoccate; asce spesse di forma allungata (più comuni) e asce corte più sottili (più rare), un pezzo di scalpello, dei pestelli ed una macina. Alcuni strumenti recavano resti di mastice, presumibilmente utilizzato per immanicare lame e altri utensili su aste di legno. Un ritrovamento particolarmente significativo è costituito da una freccia di selce con punta peduncolata e asta lignea.  Sono stati rinvenuti anche punteruoli e spatole d'osso, zagaglie d'osso e oggetti ricavati a partire da palchi di cervo, presumibilmente percussori.

Ceramica

La ceramica fine rinvenuta consta di scodelle profonde a bocca circolare o quadrata e vasi ad alto piede (talora decorati con motivi geometrici), vasi e bicchieri a bocca quadrata e a fiasco, scodelle a bocca circolare (talora decorate con piccoli lobi sopraelevati sul bordo). La ceramica grossolana consta invece di vasi a bocca quadrata, a fiasco e a tronco di cono, grandi vasi profondi.

È da notare che alcuni vasi portano sul fondo l'impronta delle stuoie sulle quali presumibilmente poggiavano in fase di realizzazione.

Oggetti ornamentali

I ritrovamenti in questo caso non sono numerosi e si limitano a due metatarsi di lepre forati e cinque denti umani forati e limati.

Flora e fauna

Il lago di Fimon rappresenta un ecosistema di particolare pregio per ricchezza della biodiversità, al punto da essere area protetta inserita nella “Rete Natura 2000” dell’Unione europea e classificato come Sito di Interesse Comunitario e Zona Speciale di Conservazione unitamente al comprensorio dei Colli Berici. I prati si alternano ai campi coltivati e a piccole aree boschive (sebbene il bosco quasi quaranta anni fa arrivasse fino allo specchio d'acqua) con una interessante vegetazione di salici e pioppi, canneti e delicate ninfee che si estendono fino al centro del piccolo specchio d'acqua.[3] Tra la fauna presente vanno citate, nonostante il calo drastico avvenuto per cause antropiche dagli anni '90 in poi, alcune specie di anfibi che lo prediligono come sito riproduttivo, in particolare il Rospo comune (Bufo bufo). La loro tutela è portata avanti dal gruppo di volontari di SOS Anfibi Vicenza[4].

Fauna ittica

Il lago presenta un fondo melmoso e una vegetazione abbondante, caratteristiche che, unite alla scarsa profondità, lo rendono un habitat adatto ai ciprinidi. In particolare le specie ittiche presenti da lungo tempo sono: la carpa (Cyprinus carpio), la tinca (Tinca tinca), il luccio (Esox lucius), la scardola (Scardinius erythrophthalmus), l'anguilla (Anguilla anguilla), la savetta (Chondrostoma soetta) e la lasca (Chondrostoma genei). La popolazione ittica attuale è differente, dal momento che sono apparse nuove specie e ne sono scomparse altre: tra queste ultime la lasca e la savetta, tra le prime il persico trota (Micropterus salmoides), il persico sole (Lepomis gibbosus), il persico reale (Perca fluviatilis), il pesce gatto (Ictalurus melas) e il siluro d'Europa (Silurus glanis). Dall'inizio degli anni ottanta è presente anche l'abramide (Abramis brama), specie originaria del centro-est europeo.