BERICI: I “CASOTTI DE PRIA”
Escursione in compagnia con Carlo Formenton del Cai di Noventa, alla scoperta di una peculiarità dei nostri colli: i “casotti de pria”. Passeggiando in mezzo alla natura a tratti mediterranea a tratti bosco-prativa spiegheremo che cosa sono, la loro storia e la cultura delle persone del luogo. L’escursione è un giro ad anello con partenza da località Ghenzo, lungo il percorso del progetto "Ecomuseo" con 14 “casotti de pria”.
🔴È richiesta buona preparazione fisica, abbigliamento e dotazioni adeguati alla stagione, calzature con suola antiscivolo e bastoncini da trekking.
| Distanza | : | 4 km |
| Dislivello | : | 100 mt ↑↓ |
| Durata | : | 3 h |
| Difficoltà | : | E=Escursionistico |
| Trasporto | : | Mezzi propri |
| Pranzo | : | Al sacco |
Nota Ambientale
I CASOTTI, CUSTODI DI PIETRA DELLA MEMORIA [*]
Costruzioni rurali
I casotti o meglio i casotti de pria dei Colli Berici sono delle tipiche costruzioni rurali e popolari utilizzati come riparo temporaneo o stagionale dai coltivatori della terra nel periodo che va dal XVIII alla prima metà del XX secolo.
Sono presenti principalmente in una ristretta area dei Colli Berici meridionali posti sulle quote più elevate dei colli orientali che sovrastano la Val Liona, più numerosi nell’ex comune di San Germano dei Berici e in quello di Villaga. Sono stati rinvenuti anche, in forma sporadica, nei territori di Grancona, Sossano, Orgiano, Barbarano Mossano, Sarego e Zovencedo.
Sono delle capanne in pietra a secco senza alcun legante, ovvero senza calce o cemento, al cui interno venivano posti alcuni attrezzi di lavoro, piccoli animali o i prodotti delle coltivazioni. Erano ubicati in terreni coltivati comunque lontani dalle abitazioni dei contadini.
Sono delle vere e proprie “produzioni architettoniche” basate su una struttura a tholos ovvero di forma soprattutto circolare con la caratteristica forma a cupola. La struttura si regge su una serie di anelli concentrici fatti di pietra, sempre più piccoli fino a formare una pseudo cupola. La sua principale caratteristica sta nel fatto che questo sistema non richiede, come detto leganti, in quanto la struttura si regge autonomamente.
Il problema principale di queste costruzioni è costituito dalla impermeabilizzazione della copertura, necessaria per evitare infiltrazioni di acqua piovana che, a lungo andare, potevano creare danni irreparabili e crolli. Si poneva quindi, nella parte apicale, uno strato di pietre minute o di ghiaia grossolana e, sopra a questo, un altro di terra con zolle di erba. Venivano messe a dimora piante di iris allo scopo di tenere saldamente unite fra loro le pietre, oltre a drenare l’acqua.
La “materia prima” era unicamente la pietra ricavata dalla bonifica dei terreni agricoli, terreni il più delle volte poveri di humus. Dopo aver spietrato i campi e ammucchiato le pietre si procedeva al consolidamento del terreno in pendio con la realizzazione di terrazzamenti, dei muretti a secco le così dette masiere, e solo successivamente si iniziava a costruire il casotto.
Diffusione geografica
Si è molto studiato su queste costruzioni principalmente perché la loro diffusione copre aree geografiche amplissime. Ne troviamo in Inghilterra, in Spagna, in Francia, in Germania, in Svizzera, in Irlanda, in Scozia, nelle regioni Balcaniche, in Marocco e in maniera diffusa in molte regioni italiane. Ma anche nel Vermont orientale degli Stati Uniti e in Bolivia.
Alla luce di questa grande diffusione in epoche in cui le comunicazioni erano scarsissime e soprattutto interessavano popolazioni meno abbienti, molto si è discusso su come questi saperi avevano potuto raggiungere e diffondersi in aree geografiche molto distanti tra loro.
La teoria più accredita sta nel fatto che, un tempo, le conoscenze e le abilità per l’edificazione delle capanne a tholos non rappresentassero una prerogativa di maestranze specializzate, ma fossero a disposizione dei comuni contadini. Quindi erano opere di contadini autodidatti o di muratori o di artigiani locali.
Comunque i casotti de pria dei Colli Berici si distinguono per la loro semplicità costruttiva derivante principalmente dalla loro collocazione in una area relativamente impervia che richiedeva grandi energie per renderla coltivabile.
Degrado
Ma l’aspetto che più crea preoccupazione sta nel fatto che questi manufatti, dalla seconda metà del Novecento hanno subito un lento e progressivo degrado. Per molto tempo si è creduto che le costruzioni in pietra a secco fossero fatte per durare nel tempo. Non è così! La manutenzione accurata e soprattutto costante che il contadino eseguiva consentiva al manufatto di resistere agli attacchi degli agenti atmosferici e da vegetazioni infestanti che pregiudicavano la loro stabilità.
Ecco quindi che assistiamo a un inesorabile e ineluttabile processo di degrado che in molti casi ha portato a crolli parziali o totali.
Vediamo sui nostri Colli Bertici le tante rive e i terrazzamenti abbandonati da tempo, invasi e quasi assorbiti dalla vegetazione spontanea che un po’ alla volta riprende possesso del territorio coltivato a suo tempo e dal quale era stata nel passato estromessa.
Stiamo quindi perdendo la memoria di una preziosa testimonianza di cultura e arte rurale.
È evidente che in un simile contesto sia necessario ricercare fondi pubblici e privati per attivare programmi di manutenzione e di conservazione di questi manufatti. È un percorso assai impegnativo soprattutto perché le costruzioni insistono, nella maggior parte dei casi, su terreni privati.
Un ruolo determinate lo possono avere la Regione Veneto e la Soprintendenza ai Beni Ambientali per promulgare una normativa che favorisca, anche attraverso incentivi economici, gli interventi dei privati, coinvolgendoli in prima persona nell’opera di tutela dei loro beni e in quella di favorire la conoscenza e il rispetto di questo importante aspetto culturale della nostra civiltà contadina.
In merito a questo argomento illuminante è il commento della professoressa Benedetta Castiglioni del DISSGeA dell’Università degli Studi di Padova:
“… la collaborazione è un elemento cardine, imprescindibile. E come ogni casotto ha bisogno di un “legante”, rappresentato spesso dall’iris che cresce sopra la sua copertura, così anche oggi nei legami e nelle collaborazioni possiamo riscoprire quel di più che non ci aspettiamo: il regalo inatteso delle pietre che fioriscono…”.
[*] Autore Dal Dosso Filiberto, estratto da “Elogio dell'ovvietà: legno e pietra. Interazioni tra beni materiali e immateriali [l'arte dei muri a secco]” – Tesina di fine corso FIE per il conseguimento del titolo di AEN, Accompagnatore Escursionistico Nazionale – Corsisti: Bertin Lorenzo, Casarotto Giuseppe e Dal Dosso Filiberto - Settembre 2025.

Sui Colli Berici meridionali in provincia di Vicenza, tra i comuni di Villaga e di Val Liona, si è sviluppato nel corso dell’800 e fino ai primi decenni del ’900 un particolare complesso di forme di architettura rurale in pietra a secco, costituito da terrazzamenti, muretti di contenimento e di confine e manufatti costruiti dai contadini locali, usati come ricoveri per gli attrezzi o come temporanei ripari di fortuna e conosciuti come casotti de pria. La pubblicazione, che si avvale di una ricca documentazione fotografica, illustra le tecniche costruttive, le diverse tipologie e le caratteristiche principali di queste capanne in pietra, uniche nell’ambito dell’intera regione veneta. Il volume sottolinea inoltre il rischio che questo patrimonio, privo di una costante e ordinaria manutenzione, possa nel volgere di pochi decenni andare definitivamente perduto e suggerisce nel contempo le forme di tutela e di valorizzazione che sarebbe invece opportuno adottare per conservarlo, farlo conoscere e utilizzare anche dal punto di vista storico, didattico, turistico e culturale.
